Settembre riporta il design al centro del dibattito internazionale con due appuntamenti che, pur seguendo traiettorie differenti, raccontano la stessa trasformazione: il progetto non è più soltanto forma, ma uno strumento che mette in relazione persone, luoghi e conoscenze.
Dal 28 agosto al 6 settembre la capitale finlandese ospita la ventunesima edizione della Helsinki Design Week, il più importante festival di design dei Paesi nordici. Il programma riunisce oltre 250 eventi tra mostre, open studio, installazioni, talk e percorsi urbani che coinvolgono istituzioni culturali, studi professionali e spazi indipendenti. Dopo l’edizione 2025 dedicata al tema Designing Happiness, curata da Anniina Koivu, il concept del 2026 non è stato ancora annunciato. Resta invece saldo l’obiettivo che negli anni ha reso il festival un punto di riferimento internazionale: riflettere sul contributo del design nella costruzione di città più vivibili e sul legame tra progettazione, benessere e spazio pubblico.
Pochi giorni dopo, dal 1° al 30 settembre, il testimone passa a Venezia con Homo Faber 2026 – An Island of Light, allestita negli spazi della Fondazione Giorgio Cini e affidata alla direzione artistica di Es Devlin. L’esposizione dedica la sua nuova edizione al rapporto tra luce, materia e artigianato, trasformando l’isola di San Giorgio Maggiore in un percorso immersivo dove installazioni, dimostrazioni dal vivo e laboratori raccontano il valore del fare.
Le opere realizzate da centinaia di maestri artigiani provenienti da tutto il mondo dialogano con l’architettura storica della Fondazione, dando vita a un itinerario multisensoriale che restituisce centralità ai materiali, ai gesti e ai saperi tramandati nel tempo. In un’epoca segnata dalla digitalizzazione e dall’automazione, Homo Faber riafferma il valore culturale della manifattura come patrimonio vivo e in continua evoluzione.
Accostati, i due appuntamenti delineano una geografia del design europeo che guarda oltre l’oggetto. Helsinki concentra l’attenzione sul progetto come motore di trasformazione urbana e sociale; Venezia pone invece lo sguardo sulla qualità della mano, sulla materia e sulle competenze artigiane. Due visioni che si completano a vicenda e che restituiscono l’immagine di un design sempre più interessato ai processi, alle relazioni e all’impatto culturale.
È in questo equilibrio tra innovazione e tradizione, tra città e laboratorio, che il design contemporaneo sembra individuare una delle sue direzioni più fertili: progettare non soltanto ciò che utilizziamo, ma anche il modo in cui scegliamo di vivere gli spazi, custodire le competenze e immaginare il futuro.
ph Design Doha Biennale