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EDIT Napoli 2026: il design d’autore tra manifattura, ricerca e nuove forme dell’abitare
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EDIT Napoli 2026: il design d’autore tra manifattura, ricerca e nuove forme dell’abitare

Dall’9 all’11 ottobre, l’ottava edizione della fiera internazionale ha riunito circa ottanta espositori a La Santissima, coinvolgendo anche musei e palazzi storici della città. Un appuntamento che rilancia il confronto sul rapporto tra progettazione contemporanea, produzione artigianale e identità dei territori.

Foto: eller studio / via Edit Napoli

Si è conclusa domenica 11 ottobre 2026 l’ottava edizione di EDIT Napoli, la fiera internazionale dedicata al design editoriale e d’autore che per tre giorni ha riunito nel capoluogo campano progettisti, artigiani, studi creativi e produttori indipendenti. Dal 9 all’11 ottobre, gli spazi de La Santissima, all’interno dell’ex complesso conventuale della Santissima Trinità delle Monache, hanno ospitato circa ottanta espositori italiani e internazionali, mentre un programma di installazioni e mostre ha coinvolto alcuni luoghi del patrimonio storico e artistico del quartiere di Chiaia. La manifestazione, ideata da Emilia Petruccelli e curata insieme a Domitilla Dardi, ha confermato una precisa identità nel panorama delle fiere di settore, privilegiando il rapporto tra ricerca progettuale, competenze manifatturiere e produzione indipendente.

Nata nel 2019, EDIT Napoli ha progressivamente costruito uno spazio di confronto dedicato a una particolare interpretazione del design contemporaneo, quella editoriale, nella quale il progettista assume un ruolo centrale anche nelle fasi di realizzazione e commercializzazione dell’oggetto. Una modalità che valorizza produzioni in piccola serie, lavorazioni specializzate e sperimentazioni sui materiali, contribuendo a definire un mercato nel quale il valore del prodotto dipende anche dalla riconoscibilità del processo creativo e delle competenze coinvolte.

Il tema scelto per il 2026, Where Design Shapes, ha posto l’attenzione proprio sulla relazione tra ideazione e produzione, invitando a considerare il progetto nella sua evoluzione, dalle prime intuizioni alla realizzazione materiale. Una riflessione particolarmente attuale per un settore che sta ridefinendo il proprio rapporto con le risorse, le filiere produttive e il patrimonio di conoscenze artigianali. Il recupero di tecniche tradizionali e l’impiego sperimentale di materiali differenti diventano così strumenti per elaborare nuovi linguaggi, con implicazioni che riguardano tanto l’estetica quanto l’organizzazione della produzione.

Tra le novità dell’ottava edizione, Camera con Vista ha proposto un format espositivo dedicato all’interpretazione dello spazio domestico. Le antiche cellette de La Santissima sono state affidate a studi di progettazione, designer e aziende, chiamati a elaborare differenti visioni dell’abitare contemporaneo. Tra i protagonisti figuravano Studio Lucas Muñoz, Stormo e Thirtyone, impegnati nella costruzione di ambienti nei quali arredi, materiali e superfici dialogavano con le caratteristiche architettoniche degli spazi. Il progetto ha offerto una prospettiva interessante sull’interior design, mostrando come l’identità di un ambiente derivi anche dalle relazioni tra gli oggetti e il contesto nel quale vengono collocati.

L’apertura internazionale ha rappresentato un altro elemento significativo della manifestazione. Con Cultural Currencies, progetto sviluppato in collaborazione con Cape Town Furniture Week e curato da Francesca Lanzavecchia, EDIT Napoli ha ospitato cinque realtà sudafricane, tra cui African Jacquard, Ananta Design Studio e Wiid Design. L’iniziativa ha favorito il confronto tra differenti culture progettuali, mettendo in evidenza il ruolo delle risorse locali e delle tradizioni produttive nella definizione dell’identità degli oggetti. La partecipazione di oltre quaranta operatori internazionali provenienti da dodici Paesi, sostenuta da ICE, ha inoltre contribuito a rafforzare le opportunità di relazione commerciale e professionale per gli espositori.

Il rapporto con la città ha trovato una delle sue espressioni più significative nel programma EDIT CULT, che quest’anno ha coinvolto sei luoghi storici del quartiere di Chiaia. Al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Crochet Coral Reef di Margaret e Christine Wertheim, sviluppato in collaborazione con il Museum Frieder Burda, ha presentato una ricerca collettiva che utilizza la lavorazione all’uncinetto per riprodurre le geometrie delle barriere coralline, intrecciando pratiche tessili, matematica e riflessione ambientale. Alla Fondazione Plart, la mostra Controtempo ha riunito oltre cinquanta lavori di Massimo Lunardon, approfondendo il percorso di un autore che ha fatto della lavorazione del vetro un terreno di sperimentazione tra arte e design.

A Palazzo Cellamare, Light on Spain ha presentato i progetti di sei designer spagnoli, tra cui Tomás Alía, Álvaro Catalán de Ocón e Jorge Penadés, inserendo la ricerca contemporanea sull’illuminazione in un contesto architettonico fortemente caratterizzato dalla storia. Nella Chiesa di Santa Caterina da Siena, invece, Common Ground di Margherita Rui ha riunito alcune realtà della manifattura italiana, tra cui NasonMoretti, Fornace Brioni e Fortuny, intorno al tema della convivialità e della tavola. Due progetti differenti che hanno evidenziato come il design possa instaurare relazioni con il patrimonio culturale, valorizzando contemporaneamente le specificità delle produzioni artigianali.

Il programma si è completato con incontri e laboratori dedicati alla sperimentazione. Tra questi, il workshop Brick after Brick, Bread after Bread del collettivo francese Studio CoPain, dedicato alla trasformazione del pane raffermo in materiale da costruzione, e quello di Alison Grace Martin, incentrato sulla creazione di strutture tridimensionali attraverso la lavorazione della carta. Esperienze che hanno contribuito a rendere visibili alcune delle fasi della ricerca progettuale, offrendo al pubblico l’occasione di approfondire tecniche e procedimenti generalmente poco raccontati nelle manifestazioni commerciali.

L’edizione 2026 di EDIT Napoli restituisce dunque l’immagine di un settore nel quale la distinzione tra progettazione, artigianato e ricerca artistica appare sempre più articolata. L’attenzione rivolta ai materiali, alle lavorazioni e alle produzioni indipendenti testimonia l’interesse per modelli nei quali l’identità del prodotto si costruisce anche attraverso la conoscenza delle tecniche e il rapporto con i territori.

In questo scenario, la scelta di Napoli assume un significato particolare. La tradizione manifatturiera della città, la presenza di un patrimonio architettonico stratificato e il confronto con progettisti provenienti da contesti internazionali contribuiscono a definire un ambiente nel quale il design trova occasioni di sperimentazione e scambio. EDIT Napoli consolida così il proprio ruolo di appuntamento dedicato al progetto contemporaneo, proponendo una riflessione sul futuro della produzione e sul valore culturale degli oggetti, in un momento nel quale il settore è chiamato a ripensare linguaggi, processi e modelli di sviluppo.